DOTT. CESARE GUERRESCHI

Prima edizione 2016
© Cesare Guerreschi
ISBN 978-88-909468-5-1

Tratto dal libro: TESTIMONIANZE

“Quando la costanza della ragione vince sul demone”

TESTIMONIANZE GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

Testimonianza di Luciana:
Da questa testimonianza si può notare come il gioco d’azzardo patologico si sia innescato come conseguenza di una situazione familiare e di coppia disastrosa. In questo caso il gioco corrisponde ad una fuga dalla realtà.

Mi chiamo Luciana. Sono una donna poco sopra la quarantina, ho una sorella e un fratello più grande: sono molto legata ad entrambi. I miei genitori erano persone molto rispettose, oneste, lavoratrici, unite da un grande affetto che hanno trasmesso anche a noi figli. Una famiglia tranquilla e un’infanzia serena, quindi, tranne che per un episodio traumatico capitatomi all’età di 8 anni. Alle soglie della mia adolescenza avvenne qualcosa di davvero sgradevole: mio padre si scoprì affetto da un grave male che lo portò alla morte dopo mesi di enormi sofferenze. L’episodio toccò profondamente tutta la famiglia ma pian piano ricominciammo ad andare avanti col lavoro e trasferendoci di abitazione. Alla scelta delle scuole superiori mi adattai ad iscrivermi alla scuola superiore professionale pur volendo fare il liceo classico poiché la situazione economica della famiglia non era delle migliori. L’azienda familiare fiorente ai tempi di mio padre, era infatti in crisi con la nuova gestione affidata a mio fratello. Nonostante questo i miei anni di adolescenza posso giudicarli relativamente tranquilli e normali: frequentavo gli amici di scuola, vivevo i primi innamoramenti e così via. Il ricordo migliore è lo splendido rapporto che mia madre aveva instaurato con me e mia sorella che ci permetteva di raccontarci tutto liberamente. A 17 anni, durante le vacanze estive in montagna, conobbi un ragazzo ventitreenne che mi corteggiò durante quel periodo e con il quale feci per la prima volta del sesso.

L’anno successivo, reduce da una cotta per un ragazzo che mi tradiva con una mia cara amica, accettai la corte di un uomo di 30 anni, già affermato sul lavoro come piccolo imprenditore; mi colpì molto per la sua affabilità. Mi invitava spesso a cena, mi faceva regali costosi, mandava i fiori a casa per me e mia madre. Dopo un mese di conoscenza mi chiese già di sposarlo ed io accettai a patto di finire prima le scuole superiori ed ottenere così il diploma. Lui usciva da una storia lunga con una coetanea profondamente provato e desideroso di costruirsi una famiglia. Un mese dopo il mio esame di maturità ci sposammo. I primi tempi furono assai sereni, poi le cose cambiarono: iniziò ad assentarsi da casa due o tre giorni la settimana (giorni in cui io andavo a stare da mia madre) ed io era molto assorbita nei miei studi universitari. Nel mentre mi misi anche a cercare un lavoro e, al momento in cui arrivò una seria proposta di assunzione, mio marito mi disse che era contrario e che voleva che io pensassi alla famiglia. Grazie alla mia giovane età ed all’educazione impartitami, lo ritenni un atto di generosità da parte sua. Dopo 3 anni di matrimonio, in cui le sue assenze erano sempre più frequenti e il suo carattere sempre peggiore, mi consegnò durante una cerimonia di scambio di regali di Natale, una lettera firmata da uno studio legale con la richiesta di separazione. Ci separammo in modo turbolento ma, al momento della firma in tribunale, lui non si presentò. Anzi, dal momento in cui uscii dallo stato di shock e iniziai a ricostruirmi una vita, si fece vivo in modo pressante e riuscì a convincermi a tornare con lui. Non sono mai riuscita a capire come potesse suggestionarmi sempre al punto di farmi fare ciò che voleva. La vita ricominciò regolare ed avemmo anche nostra figlia Margherita. La bambina all’età di tre anni iniziò ad avere problemi fisici e fu necessario curarla. Durante questo periodo il carattere di mio marito ricominciò a mutare in senso negativo: stava intessendo una relazione con una donna avvenente che abitava poco distante da noi che, a detta delle vicine, aveva insidiato i loro mariti. Mio marito un giorno chiese di nuovo la separazione ed anche l’affidamento della bambina: io per tutta risposta lo chiusi fuori di casa! Dopo l’ennesimo ritorno e riappacificazione avemmo anche una seconda figlia e decidemmo di cambiare casa. Appena dopo la sua nascita la situazione economica della nostra famiglia era particolarmente florida ma con mio marito ricominciarono i soliti problemi: era sfuggente, indisponente e sprezzante; oramai ero arrivata ad odiarlo con tutta me stessa ma con due bambine e senza un lavoro cosa potevo fare?

Quando nostra figlia aveva ormai quattro anni decisi di fare un viaggio all’estero con alcune mie amiche, una delle quali mi confidò in quell’occasione che mio marito aveva un’ennesima relazione. Il colpo fu duro ma ormai avevo imparato che dovevo reagire: l’estate stessa conobbi un uomo, con cui imbastii una relazione per un anno intero che ricordo ancora oggi come uno dei momenti più belli della mia vita.

Al momento di fare una scelta fui io a fuggire per non fare soffrire le mie figlie e questa scelta la rimpiango ancora oggi. È dopo questo episodio che il gioco d’azzardo compare in modo significativo nella mia vita: premetto che già da tempo la famiglia andava occasionalmente a giocare ad un Casinò all’estero, ma come semplice svago che io apprezzavo. Contemporaneamente avevo iniziato anche a lavorare per un’azienda nel settore commerciale. L’ennesimo tradimento di mio marito, la mia improvvisa ed inaspettata menopausa precoce mi gettarono nello sconforto più nero, e mi separai da lui. Da quel momento anche sul lavoro, nell’azienda di mio cognato, fecero di tutto affinché un giorno, per lavoro, mi mandarono in una città in cui c’era un Casinò dove giocai ininterrottamente sino alle 3 del mattino. Pian piano questa divenne un’abitudine settimanale insieme a quella di rimpinzarmi di torte, paste e dolci di ogni genere. Nel mentre arrivò la separazione legale ed io ottenni un mensile di circa 7 milioni di lire e continuavo ad andare al casinò.

I rapporti con la figlia maggiore si facevano via via più conflittuali. Andava male a scuola, litigava spesso per ogni motivo e un giorno arrivò anche ad alzare le mani su di me. Più la situazione andava alla deriva più mi rifugiavo al casinò: lì trovavo pace, oblio ed emozioni positive. Nel 1995 iniziai a contrarre i primi debiti di gioco: richieste di finanziamento alle banche e alle società finanziarie. Nello stesso anno lasciai il posto di lavoro per farmi liquidare 30 milioni, trasferendomi alla concorrenza per un anno. Iniziavo di nuovo ad essere me stessa e non la povera moglie tradita ed afflitta dai soprusi, almeno così credevo.

Il vortice era sempre più fuori controllo: arrivai a chiedere soldi ad uno strozzino (10% di interesse per 3 giorni di prestito) e, tramite lui, ne conobbi altri ancora con cui contrassi debiti ingenti. La situazione era precipitata nel dramma. Nel 1997 i debiti erano moltissimi ed io andai da mio marito a chiedere soldi in prestito: egli fortunatamente acconsentì in quanto era finita anche l’ennesima storia e voleva tornare di nuovo con me. Io accettai anche perché le figlie me lo chiedevano di continuo. Quando pagava i miei debiti mi faceva firmare dei fogli e li archiviava in una cartellina, senza darmi alcun tipo di ricevuta: sapeva sia che giocavo sia che ero finita in mano agli strozzini. Mi fece firmare fogli in cui io dichiaravo di avergli venduto tutte le mie proprietà: garage, casa al mare, casa di famiglia (225 milioni contro un valore reale di oltre un miliardo di lire). Di questa situazione non accennai mai a nessuno, non volevo arrecare dolore e d’altronde ero talmente presa dal gioco d’azzardo che non mi rendevo nemmeno ben conto della reale entità del problema. Mentre lui continuava con questa operazione io arrivai ad impegnarmi i miei gioielli e il suo Rolex d’oro; arrivai anche al punto di prendere i soldi dal libretto di risparmio delle mie figlie! Un atto aberrante. Secondo le stime di mio marito io mi ero giocata quasi 2 miliardi di lire coperti da lui, io non battevo ciglio in quanto completamente avulsa dalla realtà. Nel 1999, uscendo dal casinò, ebbi un incidente con la macchina nel quale perse la vita una persona cara che mi accompagnava: l’incidente avvenne fuori dal confine italiano.

Il medico che venne al soccorso mi prestò un cellulare per richiamare casa e mio marito mi riempì di insulti irripetibili e riattaccò. Per due mesi smisi di giocare ma, all’ennesimo tradimento e alle ennesime umiliazioni a cui mio marito ricominciò a sottopormi, non riuscii a controllarmi e ricominciai a giocare. Due mesi dopo, in un momento di estrema disperazione, ma anche di lucidità, mi decisi a chiamare il numero di Bolzano che avevo sott’occhio da alcuni mesi. Nonostante mio marito si rifiutò sempre di collaborare al programma terapeutico (veniva solo con aria schifata a pagare le spese) io non ricaddi mai. Mentre mi curavo lui passava il tempo a raccontare a tutti che razza di degenerata ero e le mie “mascalzonate” per pagare il casinò e, anzi, ingigantiva di proposito le cose; poiché aveva ne un’altra e voleva liberarsi di me definitivamente.

Qui ho pian piano realizzato che il gioco per me è stata un fuga e mai un conforto: una fuga che accoglie i tuoi bisogni e le tue angosce ascoltandoti in silenzio. Ho compreso che dovevo iniziare a volermi bene, che ho permesso ad un uomo volgare ed infantile che disprezzavo di dominare la mia vita. Durante il lungo percorso a Bolzano le cose sono degenerate. Mio marito s’è sempre più approfittato della situazione per i suoi fini invece di darmi aiuto e solidarietà.

Fortunatamente sono oltre 2 anni che sono in astinenza, ho deciso di rifarmi una vita nonostante non abbia ancora colmato il vuoto che mi è rimasto dentro dopo tutto ciò.
Ho trovato la forza per uscirne, sono stata aiutata in questo e, sinceramente, mi ritengo quasi miracolata ad esserne uscita.