Dipendenza da e-mail - Conseguenze
Nella comunicazione mediata da un mezzo tecnologico molti segnali non verbali vanno perduti e la ricchezza dei testi digitali spesso non basta per farci comprendere con chi abbiamo a che fare dall’altra parte dello schermo. L’e-mail infatti, solo in apparenza può facilitare il contatto con gli altri. In realtà garantisce protezione emotiva; la distanza fisica consente un risparmio di sentimenti ed evita di metterli in gioco direttamente. Oltre a connetterci agli altri, progressivamente ci si allontana, disconnettendoci dalla realtà. Offrire nuovi modi di esprimerci e sperimentare altri modi di essere, ci aliena dalla quotidianità e dalla realtà concreta. La mancanza di contatto diretto e la protezione fornita dall'interfaccia digitale, consente una difesa fisica ed emotiva, per cui comunicare ed interagire appare più facile della realtà. Il virtuale diventa così un’alternativa al dolore e alla solitudine. Ma qual è il confine che separa un uso eccessivo delle e-mail da una dipendenza patologica? Primo, bisogna ricordarsi che, come in tutti i tipi di dipendenze, le persone non si rendono conto della loro schiavitù, se non quando ormai hanno toccato il fondo. Di solito una qualche consapevolezza riguardante il comportamento patologico in questione affiora nell’utente nel momento in cui si rende conto di aver passato delle ore (anche 10 consecutive) on-line, davanti al monitor con la speranza di vedere apparire all'improvviso sullo schermo l'indicazione “new mail”, ovvero messaggi nuovi nella sua casella di posta elettronica. È ovvio che la dipendenza sia iniziata molto prima. Uno dei primi campanelli di allarme, è l'impiego ossessivo della casella virtuale. Si sente il bisogno di controllarla in continuazione, anche dopo solo cinque minuti dalla volta precedente, anche se non si sta aspettando niente in particolare. Di solito segue poi, la moltiplicazione degli account, ovvero propri indirizzi e-mail. Gli e-mail dipendenti, ne hanno decine differenziati per usi diversi: amici, lavoro, persone conosciute occasionalmente in rete, comunicazioni formali, newsletter, ecc. Con questo sistema si può decidere quali aspetti della propria personalità mostrare agli altri. Ulteriore campanello d’allarme che fa sottendere una dipendenza da e-mail, è “l’e-mail rage”, ovvero manifestazioni di rabbia, a volte anche molto aggressive, alla cui base c’è una componente di frustrazione. Appare particolarmente quando i messaggi si fermano in rete, si perdono, oppure si aprono solo in parte. A rischio sono persone con difficoltà comunicative, in tal caso la dipendenza costituisce un comportamento di evitazione, dove il soggetto si rifugia nella rete per non affrontare le sue problematiche esistenziali.
